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August 27 L'OTTIMISMO CAUTAMENTE AVANZAdi Emanuela Melchiorre pubblicato su www.ragionpolitica.it il 25 agosto 2009 Sembra che l'ottimismo stia facendo breccia nell'animo dei governatori delle banche centrali, riunitisi il 22 agosto scorso al seminario di Jackson Hole, il tradizionale vertice estivo informale. In particolare, le parole di Ben Bernanke (il governatore della Federal Reserve), che hanno prospettato una ripresa della crescita dell'economia americana e di quella mondiale a cavallo tra la fine dell'anno corrente e il primo trimestre del prossimo, hanno dato slancio ai mercati finanziari e le borse valori hanno guadagnato in parte le posizioni perdute. Per quanto riguarda il nostro paese, i dati a disposizione, tra cui quelli dell'Ocse e della Banca d'Italia, consentono di affermare che il fondo della crisi è stato toccato e che dovrebbe iniziare il cammino di recupero. Tale cammino sarà comunque molto lento proprio a causa della profondità della crisi. Spetta prima di tutto alla politica economica produrre ricchezza e, ancor prima, occupazione, tramite il finanziamento dei lavori pubblici. È noto, infatti, che gli investimenti pubblici in grandi opere, dato il valore elevato del loro moltiplicatore del reddito, trascinano la formazione del reddito negli altri settori economici, in un circolo virtuoso di crescita generalizzata. Non è da trascurare il fatto che le infrastrutture esistenti in Italia, specie quelle relative alle vie di comunicazione, necessitano di consistenti interventi di ammodernamento e di miglioramento in termini di efficienza. Ma per fare ciò occorre allo stesso tempo consentire alle famiglie, mediante l'incentivo all'occupazione e il sostegno dei redditi, di accantonare nuovamente i risparmi e non di ricorrere sempre più frequentemente a debiti bancari per finanziare spese correnti (il cosiddetto «credito al consumo»). Infatti, il risparmio privato permette la disponibilità di finanziamenti da concedere alle imprese e consente alle banche di svolgere il loro ruolo fondamentale, ossia la concessione di credito alla produzione, e di contrastare l'attuale atteggiamento di credit crunch. Non bisogna dimenticare, a tal proposito, che nei bilanci delle banche sono ancora presenti molti titoli oggi detti «illiquidi», che fino a l'altro ieri venivano chiamati «tossici» o, addirittura, «radioattivi», e di cui si è colpevolmente smesso di parlare. La crisi finanziaria ed economica ha lasciato un importante insegnamento, che è fondamentale apprendere. La speculazione selvaggia, lasciata libera di agire senza regole né controlli, causa il rigonfiamento di bolle a ripetizione e su più mercati contemporaneamente, che sono destinate a scoppiare e a produrre miseria. Occorre, quindi, che si imponga alle banche una nuova disciplina, tale da impedire loro il finanziamento della speculazione. Si corre il rischio, altrimenti, che la globalizzazione provochi la recessione e con essa l'allineamento verso il basso degli stipendi e delle pensioni nei paesi economicamente più avanzati, e non, come dovrebbe invece essere, l'allineamento verso l'alto dei salari nei paesi economicamente meno avanzati. La politica economica nazionale, in un contesto globalizzato, è una condizione necessaria, ma non sufficiente per poter uscire dalla crisi economica attuale. Occorre, come d'altronde è già stato fatto durante tutto il periodo di presidenza italiana del G8, affrontare i temi della lotta contro la crisi e della ripresa economica in sede internazionale. A questo proposito, si impongono sostanziali riforme dell'ONU e delle sue Agenzie, tra cui la FAO, del resto auspicate dal G8 dell'Aquila, in modo da renderle più efficienti nel risolvere specifici problemi del sottosviluppo. Si chiede oggi a gran voce la creazione di solidi argini contro l'inflazione, rappresentati della costituzione di un nuovo ordine monetario internazionale - sull'esperienza degli accordi di Bretton Woods - che sia eretto sulla condizione essenziale del pareggio tendenziale della bilancia dei pagamenti di ogni paese. Il cammino, pertanto, è ancora lungo e passa per numerosi obiettivi fondamentali. Un primo passo dovrà essere fatto in occasione del prossimo incontro G20 di Pittsburgh, dove i capi di Stato e di governo dovranno decidere il varo di nuove regole sistemiche per i mercati finanziari mondiali, secondo lo schema delineato da Bernanke, detto «approccio macroprudenziale», che, secondo quanto anticipato, permetterà di restringere i corridoi di manovra degli speculatori. August 13 14 MESI DI BUONGOVERNOdi Emanuela Melchiorre pubblicato su www.ragionpolitica.it il 10 agosto 2009 L'alternanza continua di notizie che si apprendono dai media sulla situazione economica del nostro paese contribuiscono a innalzare la temperatura di questa estate già di per sé rovente. Ma ad esse si affiancano altre rilevazioni autorevoli che vanno nella direzione opposta ed elogiano il nostro paese per la reazione all'andamento della crisi economica internazionale. Dall'Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, sono giunte infatti confortanti dichiarazioni che seguono le precedenti rilevazioni dell'Organizzazione. Gli ultimi dati indicano, infatti, che, tra le principali economie dell'area Ocse, l'Italia e la Francia sono i due soli paesi che danno segnali positivi. In particolare, inoltre, la crescita del superindice è maggiore in Italia (rispetto al mese di maggio, l'indicatore di giugno è aumentato di 2,2 punti), che in Francia (dove l'indicatore di giugno è aumentato di 1,4). Altri aspetti positivi del quadro internazionale confortano l'osservatore. Vi è il recente rallentamento dell'indice di disoccupazione negli Stati Uniti che, per la prima volta dall'aprile 2008, è sceso contro tutte le aspettative (dal 9,5% di giugno al 9,4% di luglio). Segnali incoraggianti provengono anche dall'economia tedesca. In Germania, infatti, secondo quanto reso noto dal ministero dell'Economia, i nuovi ordini all'industria manifatturiera solo saliti del 4,5% a giugno, dopo il 4,4% di maggio. È il maggior incremento dal giugno 2007 e risultano essere il quarto rialzo consecutivo. È senz'altro presto per poter dire se l'autunno che ci aspetta sarà una stagione fredda per quanto riguarda l'economia del nostro paese o se piuttosto sarà mite. Al contrario possiamo affermare però che le azioni del Governo Berlusconi, dal momento della sua elezione ad oggi, si sono mostrate sempre tempestive e di ampio respiro: dalla gestione delle emergenze (dai rifiuti della Campania alla ricostruzione della città de L'Aquila), alle politiche a sostegno dell'economia, alla garanzia del sistema bancario nazionale, all'incentivo fiscale alle imprese, al sostegno dei redditi delle famiglie (social card, abolizione Ici prima casa, ampliamento delle risorse di 34 miliardi a disposizione degli ammortizzatori sociali e ampliamento delle categorie di beneficiari), all'innovazione di una finanziaria triennale che ha permesso di evitare il tradizionale assalto alla diligenza, che si verificava nell'autunno di ogni anno durante i precedenti governi. Prima di altri paesi, il governo italiano ha agito a sostegno dell'industria dell'auto e ha gestito passo dopo passo l'attuale evoluzione della crisi economica senza con questo metter mano nelle tasche degli italiani, ossia senza aumentare la pressione fiscale e senza introdurre imposte ad hoc come altri governi hanno troppo spesso fatto in passato. È stata introdotta la cosiddetta Legge Tremonti a favore degli investimenti e dello sviluppo. È stato varato il piano casa (aumento cubatura del 20%, e del 30% per la demolizione e costruzione ex novo di edifici). Questo piano, dato che tratta una materia di competenza delle Regioni, ha avuto tempi di attuazione dilatati e solo ora, a detta del Presidente del Consiglio durante l'ultima conferenza stampa a palazzo Chigi, si cominciano a vedere i primi effetti positivi. Il Governo ha introdotto la riforma del federalismo fiscale come utile strumento di contrasto all'evasione. Ha riformato la scuola e l'università riducendo sprechi e ripartendo risorse su base meritocratica, dando una spallata alla casta dei cosiddetti «baroni». Ha riformato il processo civile e occorre ora procedere alla digitalizzazione delle cancellerie, al fine di ridurre i tempi di attesa per il completamento dei processi civili: dagli attuali 5 anni per una causa di lavoro e 8 anni per recuperare i crediti da un fallimento si punta, sostiene il Premier, a dimezzare i tempi. Le azioni di governo a sostegno dell'economia e della modernizzazione del paese sono state oggetto della lunga conferenza stampa a Palazzo Chigi e non si militano al parziale elenco qui riportato. Vi è stato anche, infatti, l'ammodernamento delle vie di comunicazione (Alta Velocità e infrastrutture autostradali, nonché metropolitane). Anche la ricostruzione della città de L'Aquila fungerà da volano per la ripresa economica in quanto costituisce non solo un ambizioso progetto di innovazione edilizia, ma anche una occasione per incentivare proprio il settore delle costruzioni che ha subìto una forte contrazione e che più di altri ha un effetto propulsivo e amplificativo, dato il suo elevato valore del moltiplicatore del reddito. Altro merito dell'attuale governo è stato anche quello di aver reintrodotto l'opzione nucleare nella politica energetica nazionale. Sono state poste solide basi per l'implementazioni delle centrali nucleari sul territorio italiano e sono stati sottoscritti importanti accordi internazionali per lo scambio di know how. Tornare nuovamente a produrre energia all'interno del territorio nazionale significa ridurre sensibilmente il peso della cosiddetta «bolletta energetica nazionale», ossia di quella quota di importazione di prodotti energetici per un importo di circa 60 miliardi di euro. Tale cifra permette all'Italia di fare fronte a più dell'80% del proprio fabbisogno energetico. Una particolare attenzione sarà posta al Meridione, il cui ritardo economico è stato oggetto di molte campagne elettorali e la cui soluzione troppo spesso è stato rimandata o disattesa. Sarà introdotta l'Agenzia per il Mezzogiorno che non rappresenta, come erroneamente hanno riportato alcuni media, una replica della Cassa per il Mezzogiorno, ma, al contrario, costituirà un luogo di programmazione decennale per lo sviluppo economico e industriale del Mezzogiorno. In questi 14 mesi vi sono stati più di 150 incontri internazionali in cui il governo Berlusconi ha presenziato a vario titolo, di cui 10 bilaterali organizzati e gestiti dal governo italiano e più di venti multilaterali. Fra i numerosi incontri è da segnalare la conclusione della questione della colonizzazione libica, con la garanzia alle imprese italiane di una via preferenziale per tutte le opere infrastrutturali che sono in progetto in Libia, per un ammontare complessivo di 100 miliardi di dollari. Saranno importanti, sempre secondo del dichiarazioni di Silvio Berlusconi, anche gli investimenti libici in Italia. L'azione del Governo riprenderà in pieno dopo la pausa delle ferie estive, visto che sono in programma quelle riforme economiche e sociali che troppo a lungo sono state rinviate. August 04 Serve un nuovo ordine monetario internazionaledi Emanuela Melchiorre pubblicato su www.ragionpolitica.it il 31 luglio 2009 La globalizzazione, così come si è sviluppata, si è rivelata rovinosa sia dal punto di vista economico, poiché ha causato recessione e disoccupazione, sia dal punto di vista sociale, in quanto il cosiddetto villaggio globale non ha fatto altro che livellare i redditi e con essi gli stili di vita dei paesi avanzati a quelli dei paesi emergenti. Anziché permettere l'equilibrio degli scambi, delle produzioni e delle remunerazioni, il mercato lasciato libero di agire senza regole e senza argini fa lavorare i fattori della produzione alla minima combinazione possibile, risparmiando in special modo il fattore produttivo più scarso, ossia il capitale, e facendo lavorare il fattore a più buon mercato, il lavoro. Si sono, quindi, creati squilibri e tensioni, così come è accaduto con l'attuale crisi economica e finanziaria che si è rivelata essere la conseguenza del libero operare della speculazione selvaggia. C'è da augurarsi ora che il no al protezionismo, espresso a gran voce dai grandi della Terra e da alcuni paesi emergenti come la Russia, che le ambizioni di praticare politiche mercantilistiche e che le tentazioni di guardare soltanto alle cose di casa propria non neghino nei fatti gli aiuti e le promesse di cooperazione pronunciate nelle numerose occasioni di summit internazionali, succedutisi da ottobre scorso, dal momento in cui scoppiò la bolla speculativa e cominciò di fatto la crisi economica, ad oggi. Riguardo ai problemi di casa nostra, non potremo esimerci dal rifinanziare gli stati da poco entrati nell'Unione europea, nonostante l'ostruzionismo della Germania, e porre al contempo un freno all'invasione di prodotti cinesi, che rappresentano in gran parte merce di contraffazione, imitazione e prevalentemente scadente, realizzata ed esportata con pratiche di dumping. Tale invasione può essere contrastata con l'aumento dell'efficienza e della produttività del lavoro, ma quest'ultime sono spinte che richiedono tempo, anni, prima che si trasformino in equilibri di bilancia commerciale e dei pagamenti. Intanto questa invasione provoca la chiusura delle fabbriche e, quindi, la disoccupazione. Pertanto, nell'immediato è opinione diffusa che occorra contrastare, mediante la sottoscrizione di un accordo commerciale, le esportazioni in dumping, ossia sotto costo, e le esportazioni di prodotti di imitazione e di contraffazione. Pur in piena recessione mondiale, si assiste al tentativo di innescare una nuova corsa dei prezzi del petrolio, con i suoi derivati, e delle materie prime, tra cui il rame e lo zinco. Si legge che le banche d'affari, con i loro interventi diretti e con le loro previsioni, guidano la nuova speculazione, che da gennaio ad oggi ha prodotto, seppur in presenza di un calo della domanda, un aumento del 50% del prezzo del petrolio e del rame e di circa il 40% di quello dello zinco. La nuova bolla sembra partire sempre dagli Stati Uniti e, precisamente, dalla borsa merci di Chicago e di New York, che si apprende dalle notizie, si sono da poco fuse in un nuovo ente denominato Cme Group. Occorre che gli strumenti di controllo, escogitati in sede di G8 finanziario e G8 plenario, ossia il Global legal standard anche detti Lecce Framework, risultino adatti a rendere trasparenti i bilanci delle banche, specie di quelle d'affari, a regolamentare le borse valori e le borse merci, in modo che non siano più bische legalizzate, a impedire ai fondi pensione e ai fondi cosiddetti «sovrani» di investire in titoli speculativi. Il nuovo afflusso speculativo trova vigore nella libertà incontrastata di creare titoli speculativi e nella facilità di collocarli sul mercato. Nuovi titoli hanno fatto il loro ingresso nelle contrattazioni. Si tratta di titoli legati alle borse merci ed emessi dalle grandi banche d'affari. Oggi si opera con il nuovo strumento denominato Exchange traded fund, ovvero Etf che soppianterà gli strumenti finanziari future e option, attraverso i quali la speculazione aveva comportato l'impennata del prezzo del petrolio, quello delle materie prime e quello dei generi alimentari. In parole povere, l'Etf non è altro che un indice di borsa sul quale si emettono titoli azionari di poche decine di dollari o di euro e, quindi, alla portata di tutti, anche dei piccoli risparmiatori disinformati e apprensivi. Non c'è limite all'emissione di questi titoli, per cui è un timore fondato che ben presto diventeranno titoli tossici. Oltre ad individuare ed applicare misure volte al contrasto incondizionato alla speculazione, viene richiesto a gran voce il ritorno al più presto a un accordo per creare un nuovo ordine monetario internazionale, sulla scorta dell'esperienza degli accordi di Bretton Woods, ossia il solo strumento adatto a garantire l'equilibrio dei cambi valutari, degli scambi e dei pagamenti, e per tale via garantire una crescita economica ordinata e senza inflazione. Sarà quest'ultima l'arma essenziale per vincere la lotta contro ogni speculazione. |
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