Emanuela's profileGEOPOLITICA - Il Blog d...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
May 29 Come frenare la fluttuazione del prezzo del greggio?di Emanuela Melchiorre pubblicato su www.ragionpolitica.it il 27 maggio 2009 Si è concluso lunedì 25 maggio scorso il G8 dell'Energia, realizzato sotto la presidenza italiana, che ha visto il Ministro Scajola in prima linea per la sottoscrizione di accordi strategici sia per il futuro del nostro paese e dei maggiori paesi industrializzati, sia per la lotta alla scarsa disponibilità di energia che penalizza le economie emergenti. Seguendo le relazioni finali e le notizie pubblicate sulla stampa ufficiale, sono stati sottoscritti durante il summit tre accordi internazionali che riguardano, in primo luogo, l'efficienza energetica e la lotta contro il cambiamento climatico. A tal proposito è stato realizzato anche un protocollo che ha come fine l'identificazione delle regole comuni tra i paesi sottoscrittori e degli incentivi agli investimenti nel settore. Gli altri accordi riguardano la lotta alla «povertà» energetica dei paesi emergenti e, in particolare, gli incentivi che verranno concessi al continente africano, affinché, secondo alcuni opinionisti, possa affrancarsi dalla crescente dipendenza da altri continenti e paesi per la produzione nel settore energetico. Last but not least si è ampiamente discusso della fluttuazione del prezzo del petrolio e le imprese, tra le quali, in particolare l'Eni per voce dell'ad Scaroni, hanno proposto la costituzione di una Agenzia internazionale, l'Ipeec (International Partnership for Energy Efficiency Cooperation), che vigili e che operi con diversi strumenti, affinché il prezzo quotato del greggio oscilli tra un massimo e un minimo considerati efficienti per coprire i costi di produzione e per garantire un margine di profitto alle imprese produttrici. Le oscillazioni del prezzo, secondo i disegni dell'azienda italiana, dovrebbero essere tra i 60 e i 80 dollari al barile, che ad alcuni osservatori sono sembrati elevati. Indubbiamente l'impennata dei prezzi del greggio, che ha caratterizzato la scorsa estate (a luglio del 2008 il barile di petrolio era quotato 145 dollari) e che è stato il risultato di una vasta azione speculativa, ha fatto riflettere e ha messo sull'avviso le imprese che importano e trasformano il greggio in prodotti energetici finiti. Altrettanto chiaro è il fatto che i prodotti energetici sono strumentali a qualsiasi tipo di prodotto e pertanto incidono sul costo di produzione e sull'andamento dell'intera economia nazionale. Non altrettanto evidente e lineare è la via che si vuole seguire per controllare le oscillazioni di prezzo sui mercati internazionali. Come più volte scritto su questo giornale, ogni forma di speculazione che infetti qualsiasi mercato, da quello dei prodotti energetici o dei prodotti alimentari a quello dell'oro, deve essere contrastata sul nascere e con ogni mezzo da autorità chiamate alla vigilanza internazionale. Quindi, non soltanto il mercato del greggio dovrebbe essere soggetto a controlli e a interventi diretti per raggiungere lo scopo, ma tanti altri prodotti, specie gli alimentari. Secondo quanto si legge, l'Agenzia internazionale per il controllo del prezzo del petrolio dovrebbe vigilare sui mercati e dovrebbe essere in grado di elaborare rilevazioni statistiche, sui flussi di estrazione e di trasformazione e sulle quantità scambiate, che siano da considerare univoche e autorevoli. Dovrebbe, inoltre, essere in grado di produrre previsioni affidabili e, infine, dovrebbe finanziare le sovraccapacità di estrazione di petrolio al fine di equilibrare le quotazioni a livello internazionale. Si potrebbe sorvolare sulla fallimentare esperienza italiana di un organismo pubblico chiamato proprio ad agire sul livello dei prezzi in tempi di inflazione (si ricorderà il c.d. «Mr Prezzi», istituìto dal Governo Prodi con fondi pubblici, che oltre a produrre annunci vaghi non ha sortito e non sortisce tuttora, come era prevedibile sin dal primo giorno, alcun risultato sul livello dei prezzi). Le oscillazioni di prezzo, in un libero mercato, dipendono, come insegna la scienza economica, dal flusso di domanda e di offerta e, in tempi di crisi economica e di calo della domanda, il rischio impellente non è tanto l'inflazione, quanto piuttosto la deflazione. È stato poi proprio per il timore del rischio di deflazione che, ai primi cenni di crescita del prezzo del petrolio, è stato gridato da alcuni colleghi che la crisi economica globale era passata in virtù di una fantasiosa correlazione diretta tra l'aumento del prezzo del greggio e quello del prodotto nazionale. Oltre all'Agenzia internazionale, sarà necessario percorrere la via, anche se lunga, della diversificazione della produzione di energia (dalla produzione di idrocarburi, petrolio e gas, a quella nucleare e da fonti alternative come la geotermica, l'idroelettrica e via dicendo). È essa stessa a permettere il contenimento dei prezzi, seguendo i meccanismi di mercato e, quindi, evitando interventi deus ex machina di organismi internazionali, inutili e controproducenti. A tal proposito sembrano di grande interesse gli accordi sottoscritti al margine del summit dal ministro Scajola con il Ministro dell'Economia, Commercio e Industria giapponese Toshihiro Nicai per formare personale tecnico nel settore nucleare e con il segretario Usa per l'Energia Steven Chu relativo alle cooperazione Italia-Usa nella produzione di energia da carbone pulito e dal nucleare. May 27 IL SUMMIT DELL'ENERGIAdi Emanuela Melchiorre pubblicato su www.ragionpolitica.it il 26 maggio 2009 Si è svolto tra domenica 24 e lunedì 25 maggio scorsi, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, il Meeting dei Ministri dell'Energia del G8, dal titolo «Oltre la crisi: verso un nuovo ordine mondiale dell'energia». Il fine dell'incontro è quello di definire e ottenere il consenso sulle politiche energetiche tra i paesi partecipanti che nell'insieme rappresentano oltre l'80% dell'energia prodotta e scambiata nel globo. Sono intervenuti accanto ai paesi membri del G8, quelli rappresentanti le principali economie emergenti, come Cina, India, Sud Africa, Brasile, Messico, Egitto, Corea e Arabia Saudita. Alla discussione sugli investimenti energetici e sulla scarsità energetica si sono uniti, inoltre, l'Australia, l'Indonesia, la Turchia, l'Algeria, la Libia, la Nigeria e il Ruanda. In seno al meeting si sono volute individuare quelle politiche energetiche che possano avere un effetto propulsivo sullo sviluppo economico e che siano strumentali al superamento dell'attuale crisi economica e finanziaria globale nel più breve tempo possibile. Le conclusioni dell'incontro saranno presentate al Summit dei Capi di Stato e di Governo in programma a L'Aquila nel prossimo mese di luglio. Gli obbiettivi del Summit hanno riguardato, in primo luogo, la definizione delle regole e dei principi che sanciscano una nuova leadership energetica mondiale, poiché il problema della sicurezza energetica travalica i confini nazionali e diviene un tema comune a tutti i paesi, sia industriali che emergenti. Ampie difficoltà si incontrano, infatti, nell'elaborare una regolamentazione efficace da parte dei singoli governi nell'ambito dell'energia in assenza di un orientamento comune tra i diversi Stati. Come si evince dalle relazioni presentate, il G8 dell'Energia è un luogo dove poter porre le basi per una armonizzazione dell'aspetto regolamentativo a livello planetario. Ancora più difficile è che il quadro normativo, una volta armonizzate le esigenze dei diversi paesi, mantenga caratteristiche di stabilità. È essenziale, infatti, evitare cambiamenti radicali nel tempo, come ad esempio quello seguito al referendum sul nucleare realizzato nel 1987 in Italia, poiché, prima di dare i primi frutti e cominciare ad essere incisivi sul sistema produttivo nazionale, gli investimenti nel settore energetico richiedono un arco di tempo molto lungo, spesso ultra-decennale. Un quadro normativo armonico e stabile nel tempo è il presupposto più importante affinché si incentivino gli investimenti nel settore. Ma occorre dare anche altri stimoli agli stessi investimenti, stabilendo ad esempio forme di partnership tra privati o miste, tra pubblico e privato, per lo sviluppo di sistemi energetici efficienti, innovativi e a basso contenuto di carbonio. Il Summit, oltre a rilevare le esigenze di regole efficienti, condivise e stabili, sia la necessità di trovare nuovi incentivi agli investimenti pubblici e privati e di prediligere forme di energia poco inquinanti, il Summit ha sottolineato l'urgenza di lanciare anche un piano d'azione volto a ridurre la penuria energetica in Africa. Una caratteristica innovativa di questo G8 dell'energia, avvenuto sotto la presidenza italiana, è rappresentata dal fatto che le imprese del settore energetico sono state coinvolte direttamente. Per la prima volta, infatti, l'apertura dei lavori ministeriali è stata preceduta dall'Energy Business Forum, ossia il Forum tra i Ministri dei paesi del G8 e delle economie emergenti e i vertici delle più importanti imprese energetiche del mondo. Si è voluto, in tal modo, creare un clima imprenditoriale favorevole agli investimenti energetici «responsabili» e alle politiche di sviluppo nel settore energetico ed economico. È chiaro che il presupposto affinché si crei un simile clima è la comprensione reciproca degli aspetti peculiari della realtà economica: governo e imprese. I governi devono tenere conto delle esigenze industriali delle imprese e le imprese, dal canto loro, devono tener conto delle priorità politiche, nazionali e internazionali e della tutela dei consumatori. È evidente, quindi, la centralità delle imprese nella creazione di un nuovo sistema energetico e la conseguente necessità di coinvolgerle politicamente e di promuovere il loro contributo al dibattito internazionale. A margine del Summit c'è stato l'incontro tra l'Italia e gli Stati Uniti, ovvero tra il Ministro Scajola e il Segretario Usa per l'Energia Steven Chu per un accordo di cooperazione in materia di tecnologie per il carbone pulito e per la «cattura» e il «sequestro» dell'anidride carbonica. La collaborazione riguarderà anche il settore nucleare, poiché il Ministro Scajola ha rimarcato che verrà costituito un «gruppo di lavoro per la collaborazione Italia-Usa per il rilancio del nucleare italiano» sulla scia dell'accordo, firmato in febbraio dal premier Berlusconi e il presidente francese Sarkozy, relativo, appunto, alla collaborazione e allo scambio di know how nell'ambito dell'energia nucleare. Alla chiusura dei lavori del Summit si svolgerà un incontro tra il Ministro Scajola e il Ministro dell'Economia, Commercio e Industria giapponese Toshihiro Nikai. Verrà firmato in quella sede un memorandum di cooperazione sul nucleare. Si tratterebbe di un intesa che porrebbe le premesse per includere anche il Giappone tra i partner strategici per lo sviluppo nucleare italiano e permetterebbe al paese asiatico di penetrare nel mercato europeo con alleanze industriali e investimenti nel nostro paese e nei principali stati dell'Ue. May 20 I NUOVI GASDOTTI GALSI E ITGIdi Emanuela Melchiorre pubblicato su www.ragionpolitica.it il 19 maggio 2009 L'80% della capacità elettrica prodotta da nuovi impianti in Europa negli ultimi dieci anni è alimentata a gas. L'Europa consuma quasi il 20% del gas mondiale, ma la sua produzione è pari solamente al 7% di quella mondiale, mentre le riserve europee sono appena il 2% di quelle mondiali. Ne consegue che l'Ue è fortemente dipendente dalle importazioni extra-Ue di gas naturale, che risultano essere circa il 60% dei consumi europei. In Italia, la situazione è accentuata rispetto al resto d'Europa. Infatti, circa l'80% delle abitazioni è riscaldato a gas, altrettanto fa il 66% degli ospedali e degli alberghi. Pertanto la forte dipendenza dall'estero per l'approvvigionamento del gas ha portato l'attuale governo ad affrontare seriamente la questione delle infrastrutture di distribuzione (gasdotti e rigassificatori) con l'obbiettivo di diversificare i paesi fornitori e ottenere per tale via prezzi di fornitura più vantaggiosi. Il progetto più recente che l'Italia ha approntato in collaborazione con altri paesi prende il nome di gasdotto Galsi. È in via di realizzazione e dovrebbe essere ultimato entro il 2011. La costruzione del gasdotto ha subìto però un ritardo di un anno rispetto alla sua tabella di marcia in seguito al recente ritrovamento della corazzata francese Danton sui fondali al largo del sud della Sardegna. La corazzata era stata affondata il 19 marzo del 1917, nel bel mezzo della Prima Guerra Mondiale da un sottomarino tedesco. Il ritrovamento, grazie a potenti robot subacquei, ha riportato alla mente i fatti storici e ha permesso altresì di commemorare i 295 caduti francesi che tuttora giacciono nelle stive della nave nelle profondità degli abissi. Il Consorzio societario, costituito nel 2003 con un capitale di 10.000.000 euro, è composto da diverse società, di cui il 50% italiana. Il tratto italiano del metanodotto sarà realizzato da Snam Rete gas, società dell'Eni, che si occuperà anche della gestione della nuova infrastruttura. La stima dei costi complessivi è tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro. Bruxelles considera il progetto Galsi tra le quattro grandi infrastrutture energetiche prioritarie italiane e contribuirà, con 120 milioni di euro, al finanziamento del progetto. Il pregio del progetto Galsi è quello di assicurare la fornitura di una quantità notevole di gas naturale (8 miliardi di metri cubi l'anno, pari al 10% della capacità installata di importazione nazionale). Tale progetto, unitamente alla realizzazione di rigassificatori (l'ultimo realizzato è stato quello di Rovigo nell'autunno del 2008) e del gasdotto Itgi che collegherà l'Italia alla Grecia (v. Mappa), dovranno aumentare la disponibilità nazionale di gas e garantire il nostro paese rispetto all'eventualità di ulteriori «emergenze gas», che hanno invece caratterizzato gli inverni passati. Il gasdotto Itgi, come accennato, collegherà Italia, Grecia e Turchia. La Turchia si approvvigionerà, infine, dal giacimento dell'Azerbaigian. L'importanza strategica di tale progetto risiede nel fatto che l'Azerbaigian è un paese che appartiene dell'Area del Mar Caspio e del Medio Oriente, ossia a quell'area che detiene circa il 20% delle riserve mondiali di gas naturale, ma che non dispone di alcun collegamento indipendente con i consumatori europei. Il gasdotto Itgi permetterà, quindi, un collegamento diretto e indipendente dalla Russia. L'importanza del progetto è tale che la Russia e gli Stati Uniti hanno deciso di presenziare in qualità di osservatori alla conferenza sul «Corridoio meridionale» del gas che la presidenza ceca dell'Ue ha organizzato a Praga per l'8 maggio 2009. Anche il progetto Itgi trasporterà circa 8 miliardi di metri cubi di gas naturale all'anno e dovrebbe essere ultimato entro il 2012. Il progetto richiede il potenziamento della rete turca e la realizzazione degli Interconnector tra Turchia e Grecia (Progetto ITG) e tra Grecia e Italia (Progetto IGI). La Commissione europea ha deciso lo scorso gennaio di contribuire al finanziamento del gasdotto Itgi con 100 milioni di euro classificandolo Progetto di Interesse Europeo per l'apertura di un grande corridoio di approvvigionamento che colleghi l'Europa del Sud con l'Asia Centrale. È ancora lunga la strada da percorrere per raggiungere l'ambizioso obbiettivo per il nostro paese di divenire un esportatore netto o, come si usa dire, un «hub» del gas, ossia un paese capace di coprire interamente il proprio fabbisogno di gas, mediante la produzione nazionale e le importazioni, e capace altresì di esportare gas verso altri paesi Ue ed extra-Ue a prezzi competitivi. Al momento attuale ciò che più conta è l'aver intrapreso la via con energia e con coraggio.
May 08 A DON GIANNICaro Don Gianni,
ti ringrazio di ogni premura, di ogni attenzione, di ogni singola telefonata che mi hai fatto
che provvidenzialmente arrivava nel momento in cui sentivo il bisogno di un sostegno spirituale
in questo difficile cammino che è la vita.
E' grazie al tuo entusiasmo e alla tua acuta e inesauribile curiosità che io ho continuato a scrivere,
nonostante le difficoltà tipiche di chi è solo all'inizio e si vuole fare strada con tutte le insicurezze
dettate dalla giovinezza e dall'inesperienza. E' grazie a te che sono diventata giornalista.
Come me ce ne sono tanti di giovani tra le fila di Ragionpolitica che hanno gli stessi entusiasmi
e le mie stesse difficoltà. Io ho avuto la fortuna di conoscerti e di sentire vicina la tua amicizia.
Resterà vivo in me il tuo ricordo e il tuo entusiasmo.
Ho solo una parola per salutarti: grazie.
EM
May 04 DALLA CRISI SI ESCE ABBASSANDO LE TASSESubito riqualificazione della spesa pubblica e abolizione delle province
Dalla crisi si esce
|
|
|