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October 23 Una Finanziaria che non piace a nessunodi Emanuela Melchiorre - 23 ottobre 2007 L'opinione internazionale sull'operato del governo Prodi è negativa. L'ultimo Ecofin (Consiglio dei ministri finanziari) ha criticato la Finanziaria 2008 in corso di approvazione, definendola una manovra non in linea con il piano di rientro del debito, stabilito entro il 2010. Anche il Fondo Monetario internazionale si è mostrato deluso dall'azione dell'esecutivo italiano in merito al rientro del debito e alla destinazione del «tesoretto», usato per coprire l'aumento delle spese correnti. L'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico ha segnalato che l'aumento della pressione fiscale in Italia (dell'1,7%) è stato il più alto tra tutti i Paesi Ocse, raggiungendo una soglia (43,1% del PIL) del tutto superiore alla media degli altri Stati. Intanto, all'interno dei confini nazionali, si è assistito in questi giorni al «balletto» tra Bankitalia e Tesoro sulle cifre e sul «lento» rientro del deficit compiuto dal governo. La Banca centrale italiana, nel bollettino economico di ottobre, ha ribadito quanto già sostenuto, cioè che il rientro del deficit è insufficiente e che la spesa pubblica, cresciuta con l'attuale governo del 3% rispetto a quella del precedente governo Berlusconi, è diventata una «emergenza». Il governatore Mario Draghi, in occasione dell'audizione parlamentare per la Finanziaria 2008, ha affermato, a proposito della finanza pubblica, che dopo il miglioramento conseguito nel 2006, dovuto al maggior introito da imposte rispetto al livello previsto dall'attuale governo, i progressi nella riduzione degli squilibri di bilancio sono oggi modesti. Ciò sta a significare che le notevoli entrate fiscali, che nel 2006 sono state di 257,1 miliardi di euro grazie alla crescita del PIL conseguente alla politica espansiva e di investimenti del governo Berlusconi, e nel 2007 di ben 273,6 miliardi in seguito invece allo spregiudicato aumento della tassazione messo in atto dall'attuale governo, non sono neppure state sufficienti alla copertura delle maggiori spese operate dal governo Prodi. Con buona probabilità, secondo l'opinione di Draghi, il mancato rientro dell'indebitamento netto al di sotto del 3% del PIL comporterà per l'Italia l'attivazione delle procedure per i disavanzi eccessivi. Se ciò avverrà, le conseguenze saranno di tipo pecuniario e finanziario. Infatti, quando il Consiglio europeo decide che in uno Stato membro esiste un disavanzo eccessivo, gli invia innanzitutto le opportune raccomandazioni. Se lo Stato membro non fa cessare tale situazione entro un determinato periodo e non si conforma a queste raccomandazioni, il Consiglio può intimargli di prendere le misure volte alla riduzione del disavanzo ed eventualmente applicare sanzioni o ammende. Infine, può invitare la Banca europea per gli investimenti (BEI) a riconsiderare la sua politica di prestiti verso lo Stato in questione. La Finanziaria 2008 non riscuote consensi nemmeno tra gli esponenti della stessa maggioranza, i quali, su un totale di 1.787 emendamenti, ne hanno presentati ben 982, quindi molti di più di quelli presentati dall'opposizione (805). Ma questo ultimo aspetto non stupisce molto, in quanto è del tutto coerente con l'atteggiamento assunto da alcuni esponenti del governo in questo arco di legislatura. Si è assistito infatti molte volte a manifestazioni in piazza di rappresentanti della maggioranza per protestare contro lo stesso governo. L'ultima in ordine di tempo è stata quella che ha avuto luogo a Roma sabato, alla quale hanno partecipato anche sottosegretari dell'esecutivo. Emanuela Melchiorre October 19 Italiani, un popolo povero anche di illusionidi Emanuela Melchiorre - 18 ottobre 2007 Tra mutui a tassi elevati e credito al consumo, aumentano i debiti degli italiani che consumano più del loro reddito disponibile, mentre continuano ad assottigliarsi i loro risparmi. È questo un segnale allarmante poiché è evidente che si sono invertite le preferenze degli italiani, notoriamente risparmiatori. Soprattutto sembra che i risparmi dei giovani siano inesistenti. D'altra parte, i loro stipendi non si sono adeguati ai nuovi prezzi schizzati all'insù dall'introduzione dell'euro e dalla spinta dell'inflazione interna e internazionale. Oggi il valore reale dei redditi da lavoro si riduce e impone livelli qualitativi di vita sempre più bassi, a causa, infatti, dell'inflazione importata, dovuta all'alto prezzo dell'energia che, a dispetto di un euro forte, non accenna a ridursi, mentre dovrebbe diminuire essendo l'euro più forte del dollaro. C'è poi l'inflazione endogena al sistema nazionale, dovuta all'aumento dei prezzi anche dei beni alimentari e di sussistenza, che tendono a crescere a ritmi ben più sostenuti rispetto a quelli calcolati da alcuni istituti di rilevazione statistica. Altro aspetto preoccupante è il tasso di disoccupazione che, secondo le rilevazioni dell'Istat, si attesta al 5,7% nel secondo trimestre del 2007, ben lontano dal livello del 3% circa proprio della disoccupazione frizionale, ovvero della piena occupazione, che può essere raggiunta solo grazie a un tasso di crescita dell'economia almeno del 3% e per più anni, quindi maggiore dell'attuale 1,7% (stimato a settembre da Confindustria). L'istituto di statistica rileva, inoltre, che 260.000 persone, residenti soprattutto nel Mezzogiorno, dal secondo semestre 2006 ad oggi hanno rinunciato alla ricerca attiva di un lavoro per un «diffuso sentimento di scoraggiamento». Esso attesta, infine, che si sono ridotti i lavoratori indipendenti che sopportano i rischi imprenditoriali connessi all'incertezza per il futuro, mentre è cresciuto l'utilizzo della manodopera straniera. In seguito alla crisi dei mutui «subprime», che ha fatto esplodere la bolla speculativa del mercato immobiliare, nonché in seguito all'effetto depressivo della eccessiva pressione fiscale, le stime per il 2008 stilate dal Fondo monetario internazionale riguardo la crescita dell'economia italiana sono al ribasso. Si prevede una crescita non superiore all'1,3% (le previsioni precedenti erano dell'1,7%). La Finanziaria 2007 ha avuto come effetto la riduzione del reddito prodotto e l'aumento della pressione fiscale, che, oltre ad aver provocato effetti negativi sulla crescita economica, non è riuscita a compensare le maggiori spese dell'attuale governo, né, a maggior ragione, a coprire il debito pregresso. La Finanziaria 2008 non ha riscosso alcun consenso a Strasburgo, in occasione dell'Ecofin, e ha procurato all'Italia, ancora una volta, l'accusa di non rispettare i piani di rientro del debito stabiliti in precedenza, che prevedono il pareggio di bilancio per il 2010. È questa la realtà con la quale gli italiani devono fare i loro conti ogni giorno, sono queste le difficoltà e soprattutto le pessimistiche aspettative che essi nutrono per il futuro in un periodo di crescita molto lenta, quasi stagnante, dell'economia. Ai giovani, anche quando escono dall'Università, si presenta la medesima possibilità di lavori precari e poco retribuiti dei loro coetanei meno qualificati, per lo più contratti a tempo determinato presso call center, come segretari ragionieri o come apprendisti, oppure, infine, per stage che prevedono orari lavorativi full time e retribuzioni di non più di 300-400 euro mensili. Tali soluzioni offrono scarsi margini di autonomia economica e non consentono aspettative, né progetti o ambizioni. Diventa impossibile iniziare un'esistenza indipendente dal nucleo familiare, magari in affitto. Ancor meno sembra possibile «metter su famiglia» o acquistare una casa. Sembra, quindi, del tutto fuori luogo l'appellativo di «bamboccioni» usato dal ministro delle finanze, Padoa-Schioppa, il quale, con buona probabilità, non comprende la realtà in cui vive. La risposta a un simile generale stato di disagio sta diventando sempre più il disimpegno, l'antipolitica, la rinuncia alla realizzazione dei propri progetti. Si pospongono nel tempo le scelte importanti della vita (una famiglia, una casa....). I più intraprendenti scelgono l'espatrio volontario verso paesi, come ad esempio gli Stati Uniti, che offrono maggiori possibilità professionali, maggiore attenzione all'innovazione e alla ricerca. Quelli che restano scendono in piazza, come hanno fatto mezzo milione di persone sabato scorso 13 ottobre. Famiglie, professionisti, commercianti, il c.d. «popolo delle persone per bene», hanno manifestato per le vie del centro di Roma in un corteo ordinato, per opporsi all'eccessivo carico fiscale e alle inefficienti politiche per la sicurezza che l'attuale governo ha posto in essere. In definitiva, oltre ai tanti mali della politica del governo Prodi, tra cui, in primo luogo, l'eccessiva pressione fiscale, l'insufficienza dei servizi pubblici e l'immigrazione incontrollata, c'è il male che forse è il peggiore di tutti, quello del tradimento delle aspettative dei giovani, delle loro ambizioni, delle loro speranze. Per questo è necessario che l'attuale legislatura volga al termine il più presto possibile, affinché sia restituita alle nuove generazioni la fiducia nel futuro. Emanuela Melchiorre October 09 La finanziaria del «bamboccione»di Emanuela Melchiorre - 9 ottobre 2007 Dopo la sciagurata Finanziaria per il 2007, che ha aumentato la pressione fiscale, nonostante fosse necessario ridurla e nel contempo tagliare le spese pubbliche, centrali e locali, si attendeva una Finanziaria per il 2008 in certo qual modo riparatrice dei danni provocati. Le stesse entrate fiscali, contrabbandate per «tesoro» sono, invece, frutto di incapacità a stimare correttamente le entrate tributarie, in gran parte dovute non all'aumento delle attività economiche reali, ma alla lievitazione dei prezzi. Il reddito nazionale, come il reddito di impresa, può aumentare in valori monetari, ma rimanere inferiore in termini di quantità, ossia reali a causa dell'aumento dei prezzi, vale a dire l'inflazione. Lo stesso errore si è verificato anche durante i primi mesi del corrente anno. Il cosiddetto «tesoretto» non andrebbe speso, perché in gran parte, giova ripetere, deriva dall'aumento dei prezzi e non dalle maggiori quantità di beni prodotte e vendute. Ma dal ministro dell'economia, giudicato il peggiore tra i suoi colleghi dell'eurozona, non c'è da attendersi di meglio. E nemmeno c'è da sperare in qualcosa di buono dal primo ministro, che si è aggrappato all'estrema sinistra sia per formare il governo, sia per non andare a casa con grande sollievo della stragrande maggioranza degli Italiani. Non era mai accaduto che una Finanziaria fosse approvata per una parte e per l'altra parte rinviata a un prossimo consiglio dei ministri nella speranza di trovare unanimità tra i ministri, pena la caduta del governo e quindi il ricorso alle urne, che estrometterebbe per sempre l'estrema sinistra dal governo. La politica di questo governo è pericolosa, perché dimostra a) che gli interessi del Paese sono tenuti in scarsa o nulla considerazione; b) che è antidemocratica, perché non raccoglie i consensi della maggioranza dei cittadini; c) che le scelte di politica economica sono fatte da ministri che dovrebbero fare altri mestieri, incapaci di aggiornarsi e di avere visioni lungimiranti; d) che la politica estera del governo è ambigua, volendo stare a braccetto con i fondamentalisti e con chi giustamente deve far fronte alle loro azioni terroristiche. Non ci si deve meravigliare se nel Paese monta il rifiuto per la politica, accusata di essere sempre più lontana dai cittadini e portata a privilegiare interessi di parte e a distribuire il reddito nazionale indipendentemente dalla sua produzione, come testimonia ancora una volta la parte della Finanziaria approvata dal governo. Mentre l'inflazione trova alimento nella spesa pubblica improduttiva, la dinamica economica interna è in progressivo rallentamento, sia a causa della situazione internazionale che deve scontare la crisi immobiliare, sia a causa dell'euro in continuo apprezzamento sul dollaro Usa, sia, infine, perché non è mai accaduto che aumentando la pressione fiscale aumenti anche il reddito nazionale. Dopotutto non possiamo pretendere molto da un ministro delle finanze che ha giudicato i giovani di oggi non come cittadini che attendono una risposta sacrosanta alle loro esigenze professionali e personali a causa di una economia quasi stagnante e incapace di occupare le risorse lasciate involontariamente improduttive, ma piuttosto come «bamboccioni» che non hanno altro nella testa che svuotare il frigorifero della casa paterna e bivaccare in salotto invece di assumersi le loro responsabilità. Egli ha proposto come soluzione a tanto disimpegno una mancetta sufficiente per una cena al ristorante, un ridicolo incentivo da quattro soldi per far si che i giovani escano di casa senza la possibilità di un futuro degno delle proprie aspirazioni e si accontentino di una esistenza misera, in cui uno stipendio, nella migliore delle ipotesi, sia appena sufficiente a coprire il costo di un affitto. Ad un simile ministro, abile più nelle sottrazioni che nelle addizioni, si può rispondere solo in un modo, versandogli gli stessi 41 euro al mese che ha proposto ai giovani «bamboccioni» italiani per poter sloggiare dal governo e lasciare il posto a chi sia in grado - e questa non è un'ardua sfida - di fare il ministro delle finanze meglio di lui. A tal fine, si potrebbe proporre di comunicare in massa direttamente al ministro un simile suggerimento scrivendo una e-mail, come già è avvenuto in questi giorni, all'indirizzo che lui stesso gentilmente ci ha messo a disposizione sul sito del ministero delle finanze: portavoce@tesoro.it . Emanuela Melchiorre |
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